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Piante tossiche per i nostri pet: ecco i rischi che corrono i pelosi di casa

In molti, indipendentemente dal periodo dell’anno, amano circondarsi di piante e fiori. Queste possono diventare uno spuntino per i nostri animali domestici (cani, gatti, conigli, cavie), tuttavia non tutte risultano innocue. In alcuni casi succede che il proprietario stesso, ignaro dei rischi, fornisca vegetali tradizionalmente impiegati nell’alimentazione umana che però possono essere nocivi per i pet. Le intossicazioni causate da piante da giardino, d’appartamento o vegetali commestibili per l’uomo rappresentano eventi tutt’altro che rari e in alcune circostanze (quando la dose è massiccia, o la terapia medica non immediata) possono dare esito fatale. In questo articolo scopriamo insieme, pianta per pianta, quali sono i rischi che possono correre i nostri pelosi.

Partiamo dal periodo natalizio.

STELLA DI NATALE

Questa pianta dalle caratteristiche foglie rosse è molto comune nelle nostre case durante le festività natalizie. La Stella di Natale però, contiene una sostanza lattiginosa che risulta irritante per l’uomo e tossica per gli animali. I sintomi sono rappresentati da irritazione oculare e lacrimazione, ipersalivazione e vomito. Qualora la sintomatologia non risultasse grave, si potrebbe ottenere una guarigione spontanea.

Spesso non esiste un antidoto per gli avvelenamenti, di conseguenza la terapia effettuata dal Medico Veterinario mira ad eliminare il principio attivo tramite l’induzione al vomito (a patto che sia tempestiva ovvero entro le due ore dall’ingerimento dell’agente tossico) oppure la lavanda gastrica.

VISCHIO

ll vischio è un arbusto sempreverde, simbolo di fortuna e di amore secondo una leggenda della mitologia nordica. I druidi celti onoravano il vischio come pianta sacra: ritenevano che nascesse dal cielo, poiché le sue bacche si sviluppano in nove mesi e si presentano a gruppi di tre (numero sacro e ricorrente in molte culture). Le bacche del vischio tuttavia, contengono alcaloidi e lectine tossiche per molti animali domestici e selvatici: se ingerite in piccole quantità provocano un’irritazione gastroenterica (salivazione, vomito, diarrea, coliche), mentre in grandi quantità provocano una diminuzione del ritmo cardiaco, della temperatura, della pressione, sete eccessiva, problemi respiratori e convulsioni. L’esito può aggravarsi a tal punto da portare l’animale fino alla morte (se l’intervento medico non risultasse immediato).

 

AGRIFOGLIO

Altra pianta che non manca a Natale è l’agrifoglio, simbolo di eternità e conosciuta sin nell’antichità per scacciare gli spiriti maligni. È una pianta che da sempre simboleggia il cristianesimo: la forma delle foglie rammenta la corona di spine, i frutti hanno il colore del sangue, i boccioli bianchi rappresentano la purezza. Le sue foglie e le bacche sono tossiche per gli animali da compagnia e provocano disturbi a carico dell’apparato gastroenterico. I sintomi dell’intossicazione sono vomito, diarrea, torpore, coma e in alcuni casi perfino la morte del nostro peloso. È consigliabile sempre contattare il proprio Medico veterinario di fiducia.Fanno parte del nostro elenco anche alcune piante a uso alimentare. Ecco quali e perché.

AGLIO, CIPOLLA, ERBA CIPOLLINA, PORRO

Le più note probabilmente, e anche le più pericolose. Si tratta di piante aromatiche appartenenti alla famiglia delle Liliaceae, hanno odore caratteristico e vengono comunemente impiegate sulle nostre tavole. I principi attivi contenuti esplicano azione tossica a carico dei globuli rossi con conseguente danno ossidativo. Alcune razze (Akita Inu, Shiba Inu) presentano una carenza enzimatica genetica, risultando quindi più a rischio di intossicazione qualora ne ingeriscano.

Il cane è meno sensibile ma più esposto per la sua rinomata ingordigia, il gatto è più sensibile ma meno esposto in quanto attento selezionatore di ciò che mangia. Attenzione: né la cottura, né l’essiccazione sono sufficienti per eliminare la tossicità della molecola!

I sintomi gastroenterici non compaiono subito, bensì a distanza di qualche giorno dal pasto incriminato. Successivamente si possono riscontrare anemia, muscose prima pallide e poi gialle, urine color caffè, crisi convulsive. La terapia è palliativa in quanto non esiste un antidoto. Nel caso di anemia grave occorre una trasfusione di sangue.

 

Per finire, non dimentichiamoci che esiste una lunga lista di piante semplicemente d’appartamento o da giardino tossiche per i nostri pet. Di seguito un breve focus.

OLEANDRO

L’oleandro è una pianta ornamentale estremamente tossica per l’uomo e gli animali. I glucosidi cardioattivi, contenuti in ogni sua parte, esplicano un’intensa azione a livello cardiaco. L’animale presenta iniziali segni gastroenterici: ipersalivazione, vomito, diarrea. Dopo alcune ore sopraggiungono i sintomi cardiaci (aritmie cardiache) e, se non si interviene prontamente, l’animale potrebbe morire per insufficienza cardiaca nell’arco di pochi giorni. Non esistendoci un antidoto, la terapia effettuata dal Veterinario mira a eliminare il principio attivo e a contenere lo scompenso cardiaco. In genere si ricorre ad un ricovero in clinica al fine di monitorare il pet e ripetere gli elettrocardiogrammi.

Ci sono altre 11 famiglie di piante che contengono glucosidi cardioattivi: Apocynaceae, Asclepiadaceae, Celastraceae, Brassicaceae, Lilaceae, Moraceae, Fabaceae, Ranunculaceae, Scrophulariaceae, Sterculiaceae, Tiliaceae.

CALANCOLA

Si tratta di una pianta ornamentale, della quale soprattutto i fiori risultano tossici. I sintomi sono sovrapponibili a quelli causati dall’oleandro ma la prognosi è più favorevole.FILODENDRO, DIEFFENBACHIA, SPATHIPHYLLUM

ANTURIO, CALLA

Sono piante d’appartamento che contengono una sostanza lattiginosa ricca di cristalli di ossalato di calcio. Già durante la masticazione, l’animale subisce un danno meccanico al cavo orale, manifestando immediatamente segni di dolore a livello locale. Nei casi più gravi compare la difficoltà respiratoria per restringimento delle vie aeree. Si consiglia di contattare il Medico Veterinario di riferimento.

GIGLIO ED EMEROCALLIDE

Si tratta di piante ornamentali letali per il gatto, mentre il cane risulta meno sensibile. I primi sintomi si manifestano entro 1-2 ore dall’ingestione con ipersalivazione, vomito, apatia e mancanza di appetito. Il vomito nel gatto potrebbe scomparire anche senza intervento medico, cosa che tranquillizza il proprietario, ma nel giro di 36-72 ore i sintomi si aggravano e compaiono sete intensa e letargia: è la spia del danno renale indotto dalla tossina. Qualora non si iniziasse tempestivamente la terapia, l’insufficienza renale acuta diventerebbe presto irreversibile.

 

Altre piante a cui bisogna prestare attenzione sono:

GELSOMINO, EDERA, ORTENSIA, AZALEA, RICINO, BELLA DI NOTTE

I Medici Veterinari, rivolgendosi all’Assistenza Tossicologica Veterinaria, possono richiedere in qualunque momento la consulenza di un collega del settore che avrà a disposizione un database costantemente aggiornato. Una statistica sulle telefonate ci suggerisce che nella maggior parte dei casi (70%) i nostri felini si intossicano ingerendo foglie e fiori di piante d’appartamento, di contro, nel cane le intossicazioni da vegetali sembrano generalmente causate da piante selvatiche (60%).

I proprietari possono trovare un elenco completo di piante e fiori tossici consultando la lista fornita da American Society for the Prevention of Cruelty to Animals (ASPCA) al link:

https://www.aspca.org/pet-care/animal-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants

scritto da Elisa Perego

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